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Cuttuni e lamé - Trame streuse di una canta storie

di e con Eleonora Bordonaro e Puccio Castrogiovanni

Durata 80

La Sicilia e le donne. L’ironia, la leggerezza, la spiritualità, la determinazione e la furbizia, in un racconto teatrale e musicale insieme che incrocia i cantastorie, la melodia e i suoni contemporanei. Il suono antico di voce e marranzano ci conducono, attraverso una selezione di brani originali, figure iconiche e poesie popolari, a comporre il mosaico dell’universo femminile, narrando, con semplice immediatezza, storie piccole piccole che rappresentano la prospettiva di fimmini forti, consapevoli, autoironiche, curiose del mondo, aperte al futuro.

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Streuse vuol dire bizzarre, originali.
Canta storie perché vengo da Paternò
che in Sicilia è il paese dei cantastorie, quelli che,
con la chitarra e il cartellone, andavano in giro per le piazze e il tetto dell’auto era il loro palco.

Storie di donne libere e coraggiose, sfrontate, autoironiche e spirituali. Divertenti.
Una Sicilia inedita che è metafora del mondo.
La voce, accompagnata da fisarmonica, marranzani, chitarra, tamburi, si snoda attraverso i brani come i quadri di una canta storie che riempie il suono di sfumature popolari, blues, manouche, latine e di mille trame originali, antiche, streuse.
Nel racconto teatrale, tecnica ed estemporaneità si alternano. Le storie cantate sono condivise con il pubblico con efficacia e leggerezza. Le lingue, il siciliano e il gallo-italico vengono rese di facile comprensione attraverso aneddoti e racconti che restituiscono figure indimenticabili che irridono i pregiudizi e cercano la strada del proprio desiderio.
Una voce intensa ed espressiva e un linguaggio ricco di storia e suggestioni, ricercato, sfrontato e raffinatissimo, che include un omaggio al misterioso Gallo-Italico di San Fratello, in provincia di Messina.
Si tratta del Lombardo di Sicilia, fusione di lombardo, piemontese, ligure e provenzale. Dialetti del nord che, uniti, risuonano ancora in Sicilia a più di mille anni dall’arrivo nell’isola dei primi coloni al tempo dei Normanni.

Cuttuni e lamé, il lavoro discografico che sottende lo spettacolo, è nato ai piedi dell’Etna nel 2017. Realizzato insieme al polistrumentista e compositore Puccio Castrogiovanni che ne ha curato la produzione artistica, prodotto dall’etichetta romana Finisterre, vanta la collaborazione di alcuni dei musicisti siciliani più rappresentativi dell'isola: da Alfio Antico allo storico gruppo de I Lautari.
C'e musica, teatro, una naturale empatia con il pubblico, ricerca profonda e amore per le radici e voglia di sperimentare strade nuove con strumenti antichi.

Eleonora Bordonaro
Cantautrice, interprete e ricercatrice siciliana, si occupa di musica popolare reinterpretando canti siciliani di tradizione orale, dalla poesia popolare a quella dei cantastorie, dal repertorio contadino a quello sacro, con particolare attenzione al racconto del mondo femminile. Autrice di Cuttuni e lamé. Trame streuse di una canta storie, edito nel 2017, con la produzione artistica di Puccio Castrogiovanni e la partecipazione di Alfio Antico.
Si interessa alla riscoperta del prezioso patrimonio poetico nella lingua gallo italica di San Fratello, Messina e, nel percorso di esplorazione delle isole linguistiche ancora vive in Sicilia, ha preso parte al progetto Skanderband, che lavora sul repertorio Arbereshe.
Dal 2008 è cantante solista dell’Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, diretta da Ambrogio Sparagna. Nel 2013 ha inciso La Custodia del Fuoco con il Majarìa Trio, in cui si rielaborano i testi delle raccolte ottocentesche di Lionardo Vigo e Giuseppe Pitrè in chiave etno jazz.
Ha fondato la Casa Museo del Cantastorie di Paternò, centro di produzione e creazione dell’arte della narrazione e ha cantato le colonne sonore di film per il cinema, documentari e video d'arte tra cui Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek, Romanzo criminale di Stefano Sollima, La doppia ora di Giuseppe Capotondi, La Siciliana ribelle di Marco Amenta.
Canta in siciliano, italiano, portoghese, inglese, spagnolo e gallo-italico.

Puccio Castrogiovanni
Polistrumentista e compositore catanese, fondatore del gruppo I Lautari, ha collaborato, tra gli altri, con Carmen Consoli, Alfio Antico, Riccardo Tesi e Goran Bregovic e per il teatro con Gabriele Lavia, Franco Zeffirelli, Peppe Barra, Pino Micol e Giorgio Albertazzi.
Dal 2007 collabora con la Compagnia Zappalà Danza firmando le colonne sonore degli spettacoli “Instrument 1”, “A. Semu tutti devoti tutti” (Premio Danza&Danza2010), “Odisseo, il naufragio dell’accoglienza”, “Sud Virus”, “I am beautiful”. Attualmente dirige l’Ensemble Jacaranda, Piccola Orchestra Giovanile dell’Etna.
Virtuoso di marranzano, declina il suono gli strumenti tradizionali alla creatività contemporanea, contaminando le sue composizioni di sonorità world, popolari e elettroniche.

Cuttuni e lamé - Trame streuse di una canta storie

Una cantante e un musicista in scena. Ambiente ben illuminato 2x2 di spazio

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Recensioni dello spettacolo

24/07/2019
Tiziana Migailo

Quanta ricchezza di note e di emozioni

Visto a: Casale Gatta Morena

Il: 18 Lug, 2019

Eleonora e Puccio propongono uno spettacolo straordinariamente emozionante e forte, Musica, teatro, simpatia, complicità tra loro e il pubblico, tradizione orale che con i racconti, la teatralità hanno appassionato tutti gli ospiti del casale.. Consigliamo a tutte le case di prendere in considerazione questi 80 minuti di viaggio nella Sicilia attraverso le storie, la musica e la bellezza di Eleonora e Puccio. La strada della Tuscia è aperta e quel vento sulla pelle di cui parlate fa si che tutto sia fluido e caldo un abbraccio Tiziana e Peppe

Voto:

Saluto alla casa: Sotto la grande quercia un palcoscenico di rami illuminati

Rassegna Stampa

La Repubblica

30|12|2018

Eleonora Bordonaro è una cantastorie moderna. Bella voce, canta in siciliano e ne più ostico dialetto di san Fratello. Voto 8 Gianni Mura Grassroots blues siculo, cicaleccio ancestrale di scacciapensieri a mo’ di loop techno, o i tamburelli sordi e bassi di Alfio Antico a fare da drum machine senza ausilio di elettronica (nel proto-rap Tri Tri Tri). Il linguaggio ricco, i luoghi e umori della Trinacria e una prospettiva di fimmini forti. A colpire nell’album Cuttuni e lamé è la varietà di registri: dal recupero di dialetti antichi come quello di San Fratello alle ballate malpanciste in stile Tom Waits. Tutto però è dominato da questa donna che canta storie con cura. Pier Andrea Canei Internazionale, aprile 2018 Eleonora Bordonaro è rigorosa nell’affondare il suo talento nella tradizione. Però lo fa senza rinunciare alla modernità in una perfetta commistione tra nuovo e antico tra filologia e istinto. In questo bell’esordio offre un compendio di tanti anni di ricerca musicale un riassunto dei suoi tanti talenti. profuma di d’erba appena tagliata e di sabbia alzata dal vento, che è colonna sonora di feste antiche e nuove tradizioni, che è quello che è: un gran disco. Michele Neri Vinile, aprile 2018

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Il Fatto Quotidiano

26|05|2018

Ci sono dischi di musica popolare che, prima di ogni altra cosa, ribadiscono come la musica popolare non si estinguerà mai. Così è per per “Cuttuni e lamè. Trame streuse di una canta storie”, il disco di debutto di Eleonora Bordonaro uscito lo scorso ottobre per Finisterre / Felmay e oggi rilanciato da Macramè. Un debutto certo, ma soprattutto il punto di arrivo e ripartenza di un percorso dalle innumerevoli esperienze e collaborazioni (Ambrogio Sparagna, Peppe Servillo, Michele Lobaccaro dei Radiodervish, Patrizio Trampetti). Un tragitto che negli anni ha racchiuso dentro la voce straordinaria e poliedrica della Bordonaro (“Mi accendo quando canto, sento tutto e sono salva” canta in “Vuci”) la ricerca sulle musiche e i testi antichi e la selezione su quelli contemporanei. Tredici le canzoni dell’album, tredici brani carnali, lavici e marini. Un lavoro che riporta il mondo dei cantastorie fra brani della tradizione e canzoni autografe scritte in un siciliano raffinato e rappresentativo, recuperando in un episodio anche il Gallo-Italico di San Fratello, lingua misteriosissima portata dai Normanni sull’Isola con la sua mistura di dialetti del nord Italia, francese e lingua siciliana, patrimonio di pochissimi custodi gelosi e orgogliosi. L’insieme dell’album è omogeneo e riconoscibile, non manca il fascino ipnotico di pezzi solo marranzano e voce, ma anche episodi che richiamano in modo deciso il manouche, il blues e il tango. Infine, il filo conduttore è uno sguardo curioso e divertito sulle donne, che come in un’inquadratura cinematografica passa da un campo lungo ad una soggettiva, da generale si fa sempre più intimo, vicino, personale, abbracciando pure l’intensità della passione amorosa e una spiritualità contadina, umana e simbolica.

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lisolachenoncera

10|05|2018

L’esperienza artistica e le collaborazioni di un certo rilievo non le mancano di certo, prima fra tutte quella con l’Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica di Roma diretta da Ambrogio Sparagna, e precedentemente quella con la Skanderbandideata da Michele Lobaccaro dei Radiodervish, per non dire delle decine di esibizioni, in Italia ed all’estero, incentrate sulla riproposizione di un repertorio che, pur spaziando fra varie lingue (italiano, siciliano, portoghese, inglese, spagnolo e gallo-italico) fa riferimento principalmente alla scuola etnea. Ma era giunto ormai il momento di giocare una partita da protagonista, in prima persona, mettendo insieme tutte le esperienze precedenti ma soprattutto andando alla radice, musicale e culturale, della propria terra, la Sicilia. Ed ecco che allora Eleonora Bordonaro, affiancata da importanti esponenti musicali provenienti dalla medesima terra, ha finalmente deciso di realizzare il suo album di debutto, seguendo le orme antiche, come lei stessa afferma, dei cantastorie: "Streuse vuol dire bizzarre, originali. Canta storie perché vengo da Paternò che in Sicilia è il paese dei cantastorie, quelli che, con la chitarra e il cartellone, andavano in giro per le piazze e il tetto dell'auto era il loro palco". Il risultato, la sintesi di tutto questo percorso, porta il titolo di Cuttuni e lamè - Trame streuse di una canta storie ed è un lavoro “al femminile” proprio perché va ad analizzare la figura della donna siciliana attraverso le sue peculiarità caratteriali, umorali, comportamentali, evitando accuratamente qualsiasi tipo di stereotipo ma andandole a guardare, ad osservare da vicino, immergendosi così nelle realtà che le vedono protagoniste. Tredici tracce, tredici microstorie, tredici spezzoni che, messi insieme, diventano una sorta di cortometraggio che racconta non un luogo fisico quanto invece un ambiente umano, osservato da differenti angolature e ricco di dettagli che, ad un occhio meno avvezzo, sarebbero certamente meno evidenti, o rischierebbero di andare persi. Questo lavoro non è, o comunque non è solo, un’operazione culturale di recupero della memoria, quanto invece l’osservazione e l’affermazione di una realtà, tuttora esistente e che, pur mutando forma col passare degli anni, ha mantenuto un imprinting assolutamente unico. Le atmosfere che si ritrovano sono, per certi versi, quelle “classiche”, che ci potrebbero attendere da un lavoro che rappresenta, in maniera esemplare, la musica popolare nel senso più stretto del termine, quello di musica proveniente dal popolo, e non solo musica che lo rappresenta. In fondo la funzione del cantastorie è sempre stata quella di raccontare fatti più o meno noti, o più o meno nascosti, che riguardavano la gente del luogo: non tanto dunque favole o fantasie letterarie basate su narrazioni tramandate, quanto invece vere e proprie cronache “locali”, trasformate in narrazione da condividere con il popolo stesso. Quello che fa davvero la differenza è la capacità di raccontare, di appassionare, di fare entrare il pubblico nella vicenda oggetto della narrazione, e la grinta di Eleonora Bordonaro non può lasciare indifferenti neppure coloro che sono poco avvezzi ad un linguaggio, il dialetto siciliano, che vive parecchio sulla propria attitudine a far immaginare ciò che racconta attraverso una pronuncia che, in molti momenti, diventa quasi recitazione.

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Sicilianpost

16|04|2018

[...] Dal primo all’ultimo brano “Cuttuni e lamé” è un viaggio vorticoso e viscerale fra molteplici suggestioni culturali. I “Canti Popolari Siciliani” raccolti e illustrati da Lionardo Vigo e le ricerche di Alan Lomax vengono rinnovati alla luce della poesia contemporanea e affiancati da musiche originali, mentre non mancano canzoni scritte da Eleonora Bordonaro come songwriter. Il suono è omogeneo e riconoscibile, non manca il fascino ipnotico di pezzi solo marranzano e voce, ma anche episodi che richiamano in modo deciso il manouche, il blues e il tango. Il filo conduttore è uno sguardo curioso e divertito sulle donne, che come in un’inquadratura cinematografica passa da un campo lungo ad una soggettiva, da generale si fa sempre più intimo, vicino, personale, abbracciando pure l’intensità della passione amorosa e una spiritualità contadina, umana e simbolica. L’ironia sottende le scelte dei brani, ma è un’ironia appuntita, femminile, il marchio che accomuna le tredici tessere della tracklist, ciascuna a rappresentare un pezzo di personalità, un interesse, un gioco, un atteggiamento, una visione. Di fondo un approccio interpretativo drammaturgico riadattato alle diverse scene di ogni canzone. La cadenza beffarda di “La tassa di li schetti”. La techno atavica di “Tri Tri Tri”. Una dolentissima ballata d’amore come “Lu cielu unni situ”, scritta per uno spettacolo di Mimmo Cuticchio. La seta d’archi e il solo voce dei due brani dedicati a Maria (“Lamento di Maria” e “Maria passa ppi na strata nova”). La messa in scena rabbiosa e altera dell’ancheggiante e waitsiana “‘A partita”. Una title-track piano e voce da grande cantautrice e osservatrice del mondo femminile. A chiudere “Ucch’e l’arma”, un approdo, anzi l’Approdo, profuso in un grido di gioia vibrante e ancestrale. “La fomna mias u Djavu n’to dijarò” si legge nel retrocopertina di “Cuttuni e lamé”. La Donna ha chiuso il Diavolo nella Brocca. E gli ha cantato la bellezza della terra e del cielo.

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