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Omu cani

di e con Davide Dolores

Durata 60 minuti

All’inizio del 1940 a Mazara del Vallo compare un misterioso clochard. Vive randagio e tutti lo chiamano “omu cani”, uomo cane, ma non è un mendicante qualunque perché ha una grande dignità, parla un italiano perfetto e pare sia molto abile in matematica. Poco prima, nel 38, il grande fisico nucleare catanese Ettore Majorana era scomparso misteriosamente sul traghetto Palermo/Napoli.

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All'inizio del 1940 compare a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, un misterioso clochard che nessuno conosce. Vive randagio per la città, ed è per questo motivo che gli abitanti prendono a chiamarlo “omu cani”, uomo cane. Questo personaggio, tuttavia, non è un mendicante qualunque perché ha modi e atteggiamenti di una dignità che lo distingue dagli altri che come lui hanno deciso di allontanarsi dalla società. Inoltre, a quanto pare, parla un italiano perfetto ed è molto abile in matematica.

Pochi anni prima, nel 1938, il grande fisico nucleare catanese Ettore Majorana era scomparso misteriosamente sul traghetto che da Palermo lo stava riportando a Napoli. A Mazara del Vallo iniziano così a circolare voci sempre più insistenti sulla vera identità dell’omu cani.
Pur partendo da questa e da altre incredibili coincidenze, il monologo che metto in scena non vuole indagare una vicenda storica che è stata già chiarita ufficialmente dagli inquirenti.

L'obiettivo è piuttosto quello di far conoscere la figura dell’omu cani nella sua capacità di osservare il mondo da un punto di vista diverso, alternativo (esattamente come Ettore Majorana), vivendo da cane ma senza perdere mai la sua umanità. Anzi, forse vivendo da cane proprio per riscoprirla, l'umanità, ancor di più in tempi come questi in cui i “diversi”, gli “sconosciuti” provenienti dall'Africa e dal Medio Oriente vengonoabussare alle porte dell'Europa.

Un monologo di narrazione che muovendo da una storia particolare, vissuta da una città, Mazara del Vallo, a confini dell'Europa ma al centro del Mediterraneo, cerca di invitare ad una riflessione di respiro universale.

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Davide Dolores si diploma nel 2009 presso la Scuola di Teatro di Bologna "Galante Garrone".
Lo stesso anno è primo al Festival delle Arti di Bologna - Sezione Teatro.
In seguito si perfeziona grazie a stages in Italia e negli Stati Uniti, tra cui: Chekov Intensive Summer Program – Stella Adler Studio (New York), On camera Ex-er actor - Black Nexxus Studio (New York), e seminari tenuti da J. Strasberg, M. Dioume, L. Curino, C. Pezzoli, D. Manfredini, L. Micheletti, N. Béasse, F. Della Monica, E. Maletta, P. Nani.
A teatro lavora con i registi A. Gassman, V. Franceschi, M. M. Casarin, C. Pezzoli, M. Artuso, V. Trevisan, G. Sangati, L. Maragoni, N. van den Bergh, M.A. Robustelli.
Nel 2015 debutta con “omu cani”, monologo scritto, diretto e interpretato da lui stesso, con cui gira tutta l’Italia.
Nel 2018 è protagonista in “La tragedia di Claudio M.”, spettacolo su Monteverdi prodotto dal Conservatorio de L’Aia (Olanda).
Gira lunghi e cortometraggi, fiction TV e pubblicità con i registi A. Sironi (ne “Il Commissario Montalbano”), M. Oleotto, E. Giordano, D. Dellai, D. Labanti, L. Parente, S. Frisina, R. Richter, G. Piola, D. Piana, D. Conti, A. Marchiori, C. Ceron, A. Padovan.
Dal 2006 tiene laboratori e seminari teatrali in tutta Italia.

 

Non c'è probabilmente soggetto teatrale più interessante della figura di Tommaso Lipari che sembra interpretare in modo quanto mai compiuto la nota ambivalenza pirandelliana di persona/personaggio, ovvero l'ambiguità identitaria dell'essere uno, nessuno e centomila.
Tanto più densa e significativa è la chiave di lettura del monologo se si considera che il protagonista incarna il ruolo pereccellenza dello straniero, immagine liminare dell’alterità che offre al “noi” uno specchio di ciò che non siamo e per questo stentiamo a riconoscere perfino nella dimensione umana, e tuttavia nello stesso tempo è oggetto non solo di ripulsa ma anche di fascinazione, di suggestione, di compassione, e paradossalmente di sacro rispetto.

Intorno al parallelismo con la personalità dello scienziato Majorana, Dolores ha costruito un gioco dialettico e drammaturgico che muove alla riflessione sul relativismo dei punti di vista, sul pluralismo in cui è possibile articolare i modi di vivere e di pensare. Dall'alto della scienza al basso della vita quotidiana la radicalità delle scelte e l'eterodossia degli accadimenti biografici legano il clochard e il fisico nucleare in un unico comune destino declinato nel mito.

Da qui la sfida lanciata da chi occupa apertamente e ostensibilmente il luogo della differenza, sia esso straniero o semplicemente diverso. Da qui l'invito proposto dal regista di porsi al posto suo, di uscire dalla propria identità — come è nello statuto dell'attore teatrale — per assumere la lezione di provare a pensarsi e a farsi altro da se stesso.
Una lezione quanto mai attuale, nell'orizzonte delle migrazioni contemporanee, che nel metterci di fronte al dilemma della strutturale opposizione hostis/hospes: nemico/ospite, in realtà sembra suggerirci che lo straniero comincia quando insorge la coscienza della mia differenza e finisce quando vi riconosciamo la faccia nascosta della nostra stessa identità, quando ammettiamo che siamo tutti stranieri. Proprio come l'esperienza esemplare di Tommaso Lipari ha probabilmente insegnato a quei mazaresi che — come lui se pure in modi diversi da lui — hanno abitato la stessa città.
Tonino Cusumano

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